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Continui a camminare con Gesù?

Voi siete quelli che avete perseverato meco nelle mie prove. Luca 22:28.

      È vero che Gesù Cristo è con noi nelle nostre tentazioni, ma noi, siamo con Lui nelle tentazioni simili alle Sue? Molti di noi smettiamo di camminare con Gesù non appena esperimentiamo quello che Egli può fare. Quando Dio fa dei mutamenti nelle situazioni particolari della tua vita, fai attenzione alla direzione che prendi: continui ad andare con Gesù? O te ne vai dalla parte del mondo, della carne e del diavolo? Ci fregiamo del Suo nome, ma camminiamo con Lui? "Da allora molti dei Suoi discepoli si ritrassero indietro e non andavano più con Lui." Le tentazioni accompagnarono Gesù per tutto il tempo della Sua vita terrena, e continuano ad accompagnarLo durante tutto il tempo che il Figlio di Dio vive in noi. Camminiamo con Gesù nella vita che viviamo adesso?
      Noi pensiamo di doverci mettere al riparo da alcune delle cose di cui Dio ci circonda. Non sia mai! È Dio a disporre le circostanze, e qualunque sia la loro caratteristica dobbiamo fare in modo di affrontarle rimanendo continuamente con Lui nelle Sue tentazioni. Si tratta proprio delle Sue tentazioni - non tentazioni che assalgono noi, ma dirette alla vita del Figlio di Dio in noi. Nella nostra vita corporale è in giuoco l'onore di Gesù Cristo; sei tu fedele al Figlio di Dio in quelle occasioni in cui la Sua vita in te è assediata?
      Continui a camminare con Gesù? La strada, attraversando il Getsemani e passando per la porta della città, va fuori del campo; è una strada solitaria che va avanti fino a che non ci sono più orme di passi; c'è solo una voce: "Seguimi".

 

La dinamcica della consacrazione di Isaia. Isaia 6:1-13 .
Noi nella Bibbia troviamo i profeti, i messaggeri di Dio che a volte sono chiamati davanti il trono di Dio. Per questo motivo non siamo sorpresi, poi, che molti di loro parlano spesso della gloria di Dio. Gli studiosi non sono concordi se questo capitolo si riferisca alla chiamata iniziale di Isaia, quindi ad un’esperienza iniziale  oppure se si riferisca ad una commissione, quindi ad un’esperienza successiva, ma al di là di quale possa essere la giusta interpretazione, quello che noi vediamo in questi versetti è la dinamica della consacrazione in seguito alla visione e alla purificazione che Isaia ebbe della gloria di Dio. La domanda è: perché molti che si dicono credenti non sono consacrati al Signore? La risposta è perché o non sono veri credenti oppure non sono veramente consapevoli della gloria di Dio! La qualità della vita cristiana dipende dalla consapevolezza che abbiamo della gloria di Dio. Molti credenti non hanno una vita consacrata perché non hanno la giusta conoscenza di Dio!
In primo luogo vediamo:
I LA VISIONE DELLA GLORIA DI DIO. per il continuo clicca il link sotto

http://www.corsobiblico.org/predicazioni/predicazioni-at/67-isaia/139-la-gloria-manifestata-ai-profeti-isaia

 

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La Preghiera

O Eterno, al mattino tu ascolterai la mia voce; al mattino ti offrirò
la mia preghiera e aspetterò;
 Salmi 5:3

L’unico libro completamente soddisfacente che sia mai stato scritto sulla preghiera, è la Bibbia. Tutte le altre trattazioni ci lasciano con la sensazione di profondità che non siano state toccate e di cime che non siano state scalate. In questo libretto non possiamo sperare di migliorare gli sforzi compiuti da altri. Tutto quello che possiamo fare, è compendiare alcuni dei più importanti principi sulla preghiera, sopratutto in relazione con l’argomento del discepolato cristiano.
    1. La miglior preghiera viene da una forte necessità interiore. Noi tutti abbiamo constatata questa verità. Quando la nostra vita è serena e placida, le nostre preghiere tendono ad essere opache ed indifferenti. Ma quando arriviamo ad una crisi, un momento di pericolo, siamo seriamente ammalati o attraversiamo un grande dolore, allora le nostre preghiere sono ferventi e piene di vita. Qualcuno ha detto che «la freccia che deve penetrare nel cielo deve essere lanciata da un arco che sia completamente teso». Un senso di urgenza, di incapacità, di cosciente bisogno è il seno dal quale nascono le migliori preghiere.
Sfortunatamente noi trascorriamo gran parte della nostra vita cercando di premunirci in vista di qualsiasi necessità. Con abili metodi commerciali accumuliamo delle abbondanti riserve contro ogni possibile contingenza. Unicamente con l’accortezza propria dell’uomo, raggiungiamo il punto in cui siamo ricchi e ricolmi di beni, e non abbiamo bisogno di nulla. Allora ci chiediamo come mai la nostra vita di preghiera sia tanto bassa e senza vita e perchè dal cielo non cade del fuoco come avvenne in esaudimento alle preghiere del profeta Elia. Se camminassimo realmente per fede invece che secondo ciò che vediamo, la nostra vita di preghiera sarebbe rivoluzionata.
    2. Una condizione necessaria per una vita di preghiera vittoriosa è anche che noi ci accostiamo a Dio «di vero cuore» (Ebrei 10:22). Questo significa che noi dobbiamo essere onesti e sinceri dinanzi al Signore. Non deve esservi ipocrisia. Per soddisfare questa condizione, non dovremo mai chiedere a Dio di compiere qualcosa che noi stessi siamo nella possibilità di fare. Non Gli chiederemo mai, ad esempio, di procurare il danaro per una Sua opera se noi stessi abbiamo danaro in eccedenza che potrebbe essere usato in tale maniera. Non ci si può burlare di Dio. Egli non risponde alle preghiere se ci ha già data la risposta che noi non siamo disposti ad usare. Ugualmente, non dovremmo pregare il Signore perchè mandi altri a compiere il Suo lavoro se noi stessi non siamo disposti ad andare. Migliaia di preghiere sono state elevate per i Mussulmani, gli Indù ed i Buddisti. Ma se tutti coloro che pregavano fossero stati pronti ad essere usati dal Signore per andare presso questi popoli, o personalmente o col loro denaro, probabilmente la storia delle missioni cristiane sarebbe stata più incoraggiante.
    3. La preghiera dovrebbe essere semplice, fiduciosa e senza dubbi. È anche troppo possibile diventare assorbiti dai problemi teologici connessi con la preghiera, ma questo contribuirà soltanto ad intorpidire i sensi spirituali. È meglio pregare che risolvere tutti i misteri sulla preghiera. Lasciate che i teologi tessano le loro teorie sulla preghiera; il semplice credente prenderà d’assalto le porte del cielo con la fiducia di un fanciullo. Agostino diceva: «Gli incolti prendono il cielo con la forza, e noi con tutto il nostro sapere non ci leviamo al di sopra della carne e del sangue».
    4. Per ottenere una vera potenza nella preghiera, non trattenete nulla per voi. Arrendetevi completamente a Cristo. Datevi completamente a Lui. Abbandonate tutto per seguire il Salvatore. È la dedizione che corona Cristo quale signore di tutto, quella che Egli ama onorare.
    5. Dio sembra dare particolare valore alla preghiera quando essa ci costa qualcosa. Coloro che si levano di buon’ora per pregare godono la comunione di Colui che, come essi, si levava di buon mattino per ricevere da Suo Padre le direttive per il giorno. Allo stesso modo, quelli che sono tanto ferventi da voler pregare per tutta una notte godono di una potenza divina che non può essere negata. La preghiera che non costa nulla non vale nulla; è soltanto un sottoprodotto di un cristianesimo a buon mercato.
Il Nuovo Testamento spesso collega la preghiera al digiuno. L’astinenza dal cibo può essere un valido aiuto dei nostri esercizi spirituali. Dal lato umano, esso consente chiarezza, concentrazione e acutezza. Da quello divino, sembra che il Signore sia particolarmente disposto a rispondere alla preghiera quando noi la anteponiamo al cibo necessario.
    6. Evitate le preghiere egoistiche. «Domandate e non ricevete, perchè domandate male per spendere nei vostri piaceri» (Giacomo 4:3). Per prima cosa nella nostra preghiera dovremmo preoccuparci degli interessi di Dio. Prima dobbiamo pregare: «Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo».E quindi potremmo anche aggiungere: «Dacci oggi il nostro pane cotidiano».
    7. Dobbiamo onorare Iddio con grandi richieste perchè Egli è un grande Iddio, Abbiamo fede da attenderci grandi cose da Dio. Giovanni Newton diceva: «Tu ti avvicini ad un re, porta con te grandi suppliche poiché il suo amore e la sua potenza sono tali, che tu non potrai mai domandare troppo». Quante volte abbiamo attristato il Signore attendendoci tanto poco da Lui. Ci siamo accontentati di trionfi tanto miseri, di risultati tanto piccoli, di aspirazioni tanto deboli per le cose di Dio, da non lasciare in quelli che ci circondano l’impressione che il nostro Dio sia un grande Dio. Non Lo abbiamo glorificato agli occhi di coloro che non Lo conoscono con una vita che ha attirato l’attenzione e suscitato curiosità sulla potenza dalla quale era sostenuta. Troppo spesso non è stato detto di noi, come venne detto dell’apostolo: «Essi hanno glorificato Iddio in me» (E. W. Moore).
    8. Nel pregare dobbiamo per prima cosa accertarci se siamo in armonia col volere di Dio per noi. Quindi dobbiamo pregare con la fede certa che Egli ascolterà e risponderà, «E questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate» (1 Giovanni 5:14-15).
Pregare nel nome del Signore Gesù significa pregare secondo il Suo volere. Quando veramente preghiamo nel Suo nome è come se Egli stesso presentasse la richiesta a Dio, Suo Padre. «E quel che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figliuolo. Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»(Giovanni 14:13-14). «E in quel giorno non rivolgerete a me alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio». (Giovanni 16:23). «Ed anche in verità vi dico: Se due di voi sulla terra s’accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poiché dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro» (Matteo 18:19-20).
«Chiedere ‘nel Suo nome’ significa essere presi per la mano e condotti in preghiera da Lui; significa per così dire, che Egli si inginocchia al nostro fianco e che i Suoi desideri si riversano nel nostro cuore; significa questo. Il «Suo nome» significa quello che Egli è, la Sua natura, e perciò pregare nel nome di Cristo deve significare pregare secondo la sua benedetta volontà. Posso pregare chiedendo ciò ch’è male nel nome del Figliuolo di Dio? Quello per cui io prego dovrebbe essere realmente un’espressione della Sua natura. Posso farlo nella preghiera? La preghiera dovrebbe spirare la potenza dello Spirito Santo, la mente di Cristo, i desideri di Cristo in noi e per noi. Che il Signore ci insegni sempre di più a pregare nel Suo nome! Non dovremmo mai chiudere una preghiera senza le parole «Nel nome del Signore Gesù», ma allora anche tutta la supplicazione deve essere permeata, penetrata dal benedetto nome di Gesù, tutto secondo quel nome». (Samuel Ridout).
    9. Se la nostra vita di preghiera deve essere veramente efficace, dobbiamo tenere conti a breve scadenza con il Signore. Con ciò vogliamo dire che occorre confessare ed abbandonare il peccato non appena ci rendiamo conto che esso è entrato nella nostra vita. «Se nel mio cuore avessi avuto di mira l’iniquità, il Signore non m’avrebbe ascoltato» (Salmo 66:18). Dobbiamo dimorare in Cristo. «Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto» (Giovanni 15:7). La persona che dimora in Cristo gli è così vicina da essere piena della conoscenza della volontà di Lui. Essa può così pregare intelligentemente ed avere la certezza della risposta. Per vivere una vita dimorante in Cristo è necessario che noi obbediamo ai Suoi comandamenti. «E qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perchè osserviamo i Suoi comandamenti e facciam le cose che gli son grate» (1 Giovanni 3:22). È necessario che la nostra anima sia nel giusto stato se vogliamo che le nostre preghiere ricevano ascolto ed ottengano risposta (1 Giovanni 3:20).
   10. Non dovremmo pregare soltanto in determinati momenti della giornata; dovremmo sviluppare un atteggiamento di preghiera, così da comunicare col Signore mentre camminiamo per la strada, guidiamo l’auto, siamo al tavolo di lavoro, o in casa. Un esempio classico di questo tipo spontaneo di preghiera ci è dato da Neemia (Neemia 2:4). È una buona cosa dimorare «nel ritiro dell’Altissimo» invece di farvi visite occasionali.
    11. Infine le nostre preghiere dovrebbero essere specifiche. Noi potremo vedere delle chiare risposte solo quando pregheremo per qualcosa di definito.
La preghiera è un meraviglioso privilegio. Con essa possiamo, come diceva Hudson Taylor, imparare a smuovere gli uomini per mezzo di Dio. «Quali ministeri sono a nostra disposizione per operare miracoli nel meraviglioso regno della preghiera! Possiamo portare lo splendore del sole in luoghi tristi e freddi. Possiamo accendere la lampada della speranza nel carcere della disperazione. Possiamo sciogliere le catene dai piedi dei prigionieri. Possiamo portare sprazzi di luce e pensieri che parlano di casa in lontani paesi. Possiamo portare celesti ricostituenti a quelli che sono spiritualmente deboli, anche se si affaticano al di là dei mari. Miracoli in risposta alla preghiera!» (J. H. Jowett).
A ciò uno scrittore di nome Wenham aggiunge la sua testimonianza: «La predicazione è un raro dono; la preghiera è un dono ancora più raro. La predicazione, come la spada, è un’arma da usare a distanza ravvicinata; quelli che sono lontani non possono esserne raggiunti. La preghiera è come un fucile; ha una portata maggiore ed in alcune circostanze è anche più efficace».

http://youtu.be/EUOX6MkaKqw  BATTESIMI PER IMMERSIONE 

Chi vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua lingua dal male e le sue labbra dal dire il falso; fugga il male e faccia il bene; cerchi la pace e la persegua; perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alle loro preghiere; ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male»." (I Pietro 3:10-12) 

http://www.youtube.com/watch?v=EmINTiBD5BE

Battesimi Gela
http://www.youtube.com/my_videos?feature=mhee tutti i miei video piu i miei preferiti video cliccamy

Eredi di Dio — Lezione 12



“E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori,
che grida: «Abbà, Padre... se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio..”

Galati 4:6-7

Testo di letturaGalati 3:32-4:31
Paolo parla del “diritto” di essere figli, che è uno dei principali effetti della giustificazione per fede. Poiché siamo figli, possiamo sperimentare una relazione dinamica con Dio. Infatti, non siamo solamente figli, ma anche eredi e ciò ci riconduce alla promessa fatta da Dio ad Abraamo.

    Figli di Dio per grazia - 

Galati 3:26 parla della fede, il mezzo tramite il quale noi diventiamo figli di Dio. Dal momento che siamo andati a Cristo siamo diventati subito figli di Dio Giovanni 1:12. Mentre la Bibbia ci dice che possiamo scegliere a chi vogliamo appartenere è altresì chiara nel dire che Dio ha scelto di amarci per primo 1 Giovanni 4:19.
È importante sapere che quando il credente dichiara di essere figlio di Dio, egli non pecca di presunzioneRomani 8:16; siamo invece passati da creature a figli, ed essere così onorati dal Signore è proprio un favore della Grazia 1 Giovanni 3:1.
La grazia di Dio elimina la possibilità di fare delle classificazioni tra popoli, nel caso dei Galati, essi erano figli di Dio tanto quanto lo erano i credenti giudei, non per appartenenza alla legge di Mosè, ma perché come Abraamo hanno creduto per fede nelle promesse di Dio Galati 3:28. I fratelli in Cristo hanno pari dignità, anche se sono chiamati a servire in ruoli e secondo responsabilità diverse Giacomo 2:1.

    Figli di Dio per adozione - 

Nei primi versetti, questo brano paragona i figli di Dio in Cristo a quello che avviene nella vita terrena. Quando eravamo bambini, non avevamo i privilegi e i diritti che adesso godiamo da adulti. I bambini romani avevano gli stessi diritti e privilegi degli schiavi. Un giorno avrebbero ereditato i beni del padre ma fino a quel giorno erano sotto la tutela di insegnanti privati. Paolo menziona quest’immagine per illustrare il linguaggio figurativo che la legge e gli statuti di Mosè erano soltanto tutori e curatori. I Giudei erano schiavi di questi precetti, mentre i Gentili lo erano delle superstizioni pagane. Tutti quindi avevano bisogno di essere liberati mediante la fede in Gesù Cristo.
Parliamo, comunque, più specificamente dell’immagine dell’adozione presentata da Paolo. L’apostolo fa riferimento ad una pratica dei romani. Il bambino o adulto da adottare veniva scelto dalla famiglia stessa, nel processo il padre adottivo si presentava ai giudici romani per convincerli di concedergli il diritto di adottare il bambino.
I Benefici dell’adozione


  • Agli occhi della Legge chi veniva adottato era considerato una nuova persona, a tale punto che qualsiasi debito o obbligo collegato alla sua vecchia famiglia veniva cancellato 2 Corinzi 5:17.
  • Il processo di adozione poteva essere particolarmente costoso, lo può essere ancora oggi. Dio ci hai adottati pagando un costo elevato 1 Corinzi 6:201Pietro 1:18-19. Nel diventare del Signore abbiamo come conseguenza un qualcuno di grande valore che dimora in noi 1 Corinzi 6:19Romani 8:11. Questa verità offre al credente la potenza di Dio per affrontare le difficoltà della vita 1 Giovanni 4:4.
  • Si diventa eredi di Dio. Con questo possiamo dire di perpetuare il Suo nome. Noi portiamo il nome di Dio, siamo chiamati cristiani perché apparteniamo a Cristo Atti 11:26.
  • Come eredi abbiamo un’eredità, per poterla ricevere qualcuno doveva prima morire, Cristo è morto dandoci accesso a tutte le benedizioni di Dio Efesini 1:3. Non solo pensiamo quindi a delle benedizioni future ma possiamo aspettare che Dio provveda per noi anche al presente Filippesi 4:19Romani 8:32 (illustrazione del miliardario).
  • Siamo liberati dal timore, figli senza un padre hanno motivo per temere, il credente invece ha qualcuno a cui gridare Romani 8:15. L’espressione “Non temere” viene espressa 365 volte nella Bibbia, una per ogni giorno dell’anno.
    Figli di Dio per promessa - 

Nell’ultima parte del capitolo 4 Paolo ricorda la storia di Abraamo, di Sara e di Agar, riportata in Genesi 21:8-21. Mentre Agar rappresenta l’Antico Patto, Sara rappresenta il Nuovo. Agar, essendo serva di Sara, è chiamata la“schiava”, mentre Sara è una “donna libera”. La nascita di Ismaele da parte di Agar, rappresenta Abraamo che vuole, con i propri sforzi, adempiere la promessa di Dio, mentre avrebbe dovuto porre semplicemente fede nell’opera divina. Un esempio che dipinge esattamente ciò che i giudaizzanti cercavano di fare ed insegnare. Sara partorì a un’età particolarmente avanzata, nella quale era umanamente impossibile che avvenissero concepimenti. Dio permise ciò proprio per dimostrare che Isacco era il figlio attraverso cui la promessa si sarebbe adempiuta.
Paolo con tutto questo sottolinea che coloro che vogliono seguire la Legge, non possono essere eredi con quanti sono figli della promessa; per questo l’apostolo esorta a cacciare via allo stesso modo chi accoglie il messaggio dei giudaizzanti. http://www.tuttolevangelo.com/langolo_del_pastore/eredi_di_dio.php

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Benedetti in Cristo — Lezione 1
“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo,
che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale
nei luoghi celesti in Cristo…”
 Efesini 1:3.

A chi viene indirizzata la lettera? Paolo ci dice che la sua lettera è indirizzata ai santi che sono in Efeso. Chi è un santo? Se uno è un cristiano allora è un santo. Santo non è chi vive una vita superspirituale, o una persona che si isola dal mondo per focalizzare la sua attenzione su Dio. La parola santo significa, letteralmente, qualcuno messo da parte, qualcuno chiamato ad una vita santa.
Paolo definisce i credenti di Efeso “santi” perché, come tutti i veri convertiti, erano stati santificati. Scrivendo ai Corinzi Paolo specifica che i credenti erano stati santificati e giustificati istantaneamente, al momento della salvezza 1 Corinzi 1:1,2; 6:11.
La santificazione, quindi, ha un aspetto istantaneo ed uno progressivo; siamo subito santificati, ovvero separati dal peccato e dal mondo, e dobbiamo anche progressivamente santificarci allo scopo di assomigliare a Cristo2 Corinzi 3:18; 7:11Tessalonicesi 4:7Ebrei 12:14.
Dunque la parola santa usata nella Bibbia non è riservata a pochi scelti, un gruppo limitato di cristiani straordinari. È, invece un termine che si applica per due specifici motivi ad ogni singolo credente:
  • — A motivo del sacrifico di Cristo sulla croce, ognuno che crede può essere santo e giustificato davanti a Dio, quindi la nostra posizione è sicura davanti a Dio.
  • — Nelle nostre attitudini e nelle nostre azioni stiamo diventando santi, la nostra posizione è stata mutata con riguardo di fronte all’ira di Dio Romani 8:1 ed Egli ora è coinvolto nel cambiare il nostro carattere, affinché i nostri pensieri e le nostre azioni diventano simili a quelli di Cristo.
    Parlando degli efesini è giusto fare qualche accenno alla città di Efeso. Era una città importante dell’Asia minore, oggi Turchia. Si trattava di una ricca città commerciale, grazie alla sua posizione geografica, presso la foce del fiume Castro, le guadagnò il nome di “la perla dell’Asia”.
    Era un centro religioso molto ambito, ospitava il tempio imponente dedicato alla dea Diana, la vita cittadina era aperta all’utilizzo di pratiche magiche Atti 19:13,19. È stata una città che Paolo ha visitato di persona e l’epistola inviata alla chiesa è considerata la prima delle cosiddette “epistole della prigionia” (Filippesi, Colossesi e Filemone) 61,62 d.C.

    Il titolo della lezione è “benedetti in Cristo”. Consideriamo singolarmente queste benedizioni spirituali.
      1. La redenzione 
    Il termine redenzione è legato a tre idee o parole greche diverse. La prima significa “acquistare”. Una parola che noi associamo oggi unicamente all’acquisto di prodotti e oggetti,ma, ai tempi di Paolo era associata anche all’acquisto di schiavi. Questa attività si svolgeva nell’agorà, c’era uno spazio all’interno dedicato al mercato degli schiavi.
    Una seconda parola significava “acquistare per portare via” (agorazo, exagorazo). L’immagine che offre è quella di uno che entra nel mercato degli schiavi e ne acquista uno schiavo e per poi portalo via.
    La terza parola, ed è quella usata nel nostro testo (lutro o), aggiunge un altro particolare alle due precedenti spiegazioni, si acquista, si porta via lo schiavo e poi lo si lascia libero. Infatti, questa terza parola significa rilasciare, rendere libero.
    Questo è ciò che Cristo ha fatto per noi. È venuto in questo mondo, ha pagato il prezzo richiesto, e lo ha fatto per renderci liberi Giovanni 8:36.
      2. Il perdono dei peccati ; 
    Il perdono di Dio ha in sé il concetto di qualcosa che viene portato via per non tornare mai più. La capra sul cui capo il sommo sacerdote imponeva le mani nel giorno dell’espiazione, veniva mandata nel deserto per non tornare mai più Salmo 103:12Michea 7:18-19.
    Dio non ha perdonato solo i nostri peccati passati. Cristo ha pagato per tutti i nostri peccati — passati, presenti e futuri. Gesù disse a Pietro che quando una persona ha fatto un bagno, si è lavato (essere salvato), l’unica cosa di cui ha bisogna e di lavare i suoi piedi quando si sporcano di polvere (confessare i suoi peccati;Giovanni 13:10). 1 Giovanni 1:9 ci dice come affrontare il peccato durante il nostro cammino cristiano.
    Troppo spesso parlando del perdono dei peccati ci limitiamo a considerano come semplicemente essere liberati dall’inferno. Sicuramente il peccato perdonato vuole dire l’annullamento della penalità Romani 6.23.
    Ancora di più, brilla nei nostri cuori, la consapevolezza che il perdono di Dio volge verso di noi il favore di Dio. Il timore dell’inferno, per chi si ravvede non supera il dolore del pensiero di aver offeso il proprio creatore, di non vedere più nel suo sguardo un sorriso nei nostri confronti. È di grande conforto sapere che Dio ha tolto da noi la sua ira, solleva cuori schiacciati dal senso di colpa che affligge le coscienze.
    Infatti un terzo aspetto del perdono è la liberazione del tormento dell’anima. Davide soffriva al pensiero di essere rigettato dalla presenza di Dio. Non ci sono dolori fisici che possono paragonarsi al sentimento agonizzante di quel cuore che avverte il pungolo infuocato della convinzione dello Spirito Santo quando lo compunge. Dio ci permette di assaggiare per un tempo l’amarezza dell’iniquità, sa che esiste una tristezza che conduce al ravvedimento Salmo 38:17-18. Il perdono lascia in noi un cuore pentito ma, grazie a Dio il tormento viene tolto.
    Quindi il perdono ci riempie di gioia e non si può essere più tristi. Ci si solleva dalla paralisi spirituale e ci fa saltare e gioire per l’opera di Dio compiuta nel cuore Luca 10:20. Filippesi 4:19
      3. Le ricchezze della sua Grazia ; ; .
    Ci siamo mai chiesti quanto Dio sia ricco? Siamo benedetti da un Dio che è senza limiti, a cui nulla è impossibile. Può salvare e perdonare chiunque, non c’è da temere un suo fallimento o crack. Egli ci tratta sempre con generosità e abbondanza Luca 6.38. Il verso di Efesini 1:8, specifica l’abbondanza di sapienza e intelligenza. Il credente può chiedere a Dio sapienza, sapendo che i doni di Dio non ci saranno mai rinfacciatiGiacomo 1:5.
    Vi presento un’illustrazione per comprendere meglio le ricchezze come frutto della grazia di Dio. Quando una persona viene equamente pagato perché fa bene il suo lavoro, riceve un salario. Quando una persona compete contro un avversario e riceve un trofeo per aver vinto, si tratta di un premio. Quando una persona riceve l’appropriato onore per lunghi anni di servizio o per particolari successi ottenuti, ottiene un riconoscimento. Ma quando una persona non è in grado di guadagnarsi un salario, non riesce a vincere un premio, che non merita un riconoscimento e poi riceve ugualmente un dono, ci da l'immagine perfetta del favore immeritato di Dio, cioè la ricchezza della Sua grazia.
      4. La rivelazione della Sua volontà 
    Nel primo testamento si conosceva la promessa di una progenie futura che avrebbe distrutto le opere di Satana. Sapevano di un grande profeta che sarebbe venuto, si conosceva il bisogno di un sacrifico permanente. Noi, credenti del Nuovo Testamento abbiamo ricevuto la rivelazione, dell’inizio del piano della Salvezza visto nelle pagine dell’Antico Patto, la parte vista nella venuta di Gesù e la sua opera, e conosciamo già la fine della storia, in quanto possediamo la promessa del Suo ritorno. Dunque nella pienezza dei tempiGalati 4:4-7 abbiamo realizzato, l’opera della salvezza che Dio ha stabilito prima della fondazione del mondo.
    Il mezzo della salvezza è il sacrificio di Cristo; tutto questo è stato già deciso Efesini 1:4. Dio non ha stabilito quali persone salvare, ma in che modo farlo cfr. 1 Corinzi 1:24. Egli, quindi, ha predisposto il metodo della salvezza, che non dipende da opere o meriti umani Romani 9:8,11 (riveduta). Non è, di conseguenza, l’uomo a decidere come essere salvato Giovanni 1:13Efesini 2:9, perché Dio ha deciso di preferire quanti credono in Cristo. Il Signore non ha scelto quale persona salvare, ma ha indicato attraverso quale Persona salvarci, I credenti non sono predestinati alla salvezza, ma chi è salvato è predestinato a diventare simile a Cristo: modello perfetto stabilito da Dio Romani 8:292Corinzi 3:18.
    La Bibbia non insegna una predestinazione assoluta che sancisce la salvezza riservata ad alcuni e la perdizione assoluta ad altri; anticipatamente e indipendentemente dalla loro risposta al vangelo. Le Scritture insegnano la preconoscenza di Dio Isaia 46:10. Considerato che il piano della redenzione è stato programmato fin dalla creazione del mondo, è ovvio che Dio sapeva che Adamo ed Eva avrebbero peccato, pur sapendolo però non li ha costretti né predestinati a peccare. Adamo ed Eva come agenti liberi, hanno scelto di peccare. Dio, nella sua sovranità, ha concepito il Suo piano di salvezza per tutti; l’uomo nella sua libertà, può accettarlo o rifiutarlo, non c’è una forzatura irresistibile da parte di Dio Giovanni 3:16Matteo 11:28-30.
    Detto questo, Dio sapeva già, conosceva alcuni che lo avrebbero accettato prima che essi lo facessero Atti 18:9-11. In questo senso, i credenti sono stati “ordinati alla vita eterna” perché Dio sapeva che avrebbero ubbidito all’evangelo una volta ascoltato Atti 13:48Romani 10:16.
      5. Un’eredità celeste 
    Paolo ricorda che i credenti sono “in Cristo”, ben undici volte soltanto nel primo capitolo e altre trenta volte in tutta la lettera. Il credente ha diritto all’eredità celeste soltanto per il fatto di essere in Cristo 1 Pietro 1:3-4. ;È gloriosa l’eredità che ci aspetta, ma le benedizioni del credente non sono tutte per il futuro. Dio ci dà un anticipo, questo include l’onore di essere segnati con il sigillo divino che indica la Sua proprietà e la Sua protezione su di noi.
    Al momento della conversione ci dà lo Spirito Santo che ci rigenera, ci rinnova e ci assicura interiormente che siamo figli di Dio Tito 3:5Romani 8:15,16. Il sigillo, simbolo dello Spirito Santo, è un marchio ben preciso e specifico, di identificazione, appartenenza e salvaguardia 2 Timoteo 2:19. Alcuni erroneamente lo hanno accostato al battesimo nello Spirito Santo, generando così alcuni equivoci di carattere dottrinale, infatti:
  • — Se il sigillo, che significa “appartenenza”, volesse indicare il battesimo nello Spirito Santo, allora senza questa esperienza non saremo salvati. Le Scritture, invece fondano la salvezza esclusivamente sul sacrificio di Cristo ed insegnano che, a conferma della salvezza, lo Spirito Santo viene ad abitare nel cuore del credente e lo rende “tempio di Dio” 1 Corinzi 3:16.
  • — Inoltre il simbolo del sigillo è riduttivo, se messo in relazione con il battesimo nello Spirito Santo, in quanto rappresenta soltanto un anticipazione e non la pienezza.
    Quindi il pegno o il sigillo si riferisce all’opera della rigenerazione dello Spirito Santo e non al susseguente battesimo nello Spirito Santo. Lo Spirito Santo dà garanzia dell’eredità futura del credente nella gloria 2 Corinzi 1:21-22.
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    Figlio mio, mangia il miele perché è buono; un favo di miele sarà dolce al tuo palato. Così conosci la saggezza per il tuo bene! Se la trovi, c'è un avvenire, e la tua speranza non sarà delusa." (Proverbi 24:13,14)

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